L’eutanasia

Cos’è l’eutanasia

L’eutanasia è una pratica specialistica che consiste nel rendere più dolce possibile “l‘ultimo passaggio” della vita di un soggetto. In medicina veterinaria è consentita ed è considerata come un intervento di pronto soccorso ad alta priorità che mira ad evitare ulteriori inutili sofferenze all‘animale con patologia terminale, qualora non ci siano più speranze terapeutiche e possibilità per garantire una adeguata qualità della vita.

Problema etico-morale

Tale intervento viene spesso richiesto con troppa superficialità da alcuni proprietari. Frequentemente essi non sono a conoscenza di terapie per la cura di alcune malattie e quindi credono che la miglior soluzione per il proprio animale sia l’eutanasia, oppure vogliono eliminare, con questa pratica, quelle che credono siano le sofferenze del proprio animale confondendo, nella maggior parte dei casi, il dispiacere che avvertono nei suoi confronti con quello che l’animale in questione prova realmente. A questo ha contribuito sicuramente la scarsa informazione che si è fatta e si fa sulle principali malattie con cui bisogna spesso avere a che fare. Un Veterinario si trova, quindi, di fronte non solo ad un problema medico, ma anche (e a nostro giudizio, soprattutto) ad un problema etico-morale da cui la domanda: “ è giusto farlo?”. La risposta è positiva solamente, e qui ci ripetiamo, quando non vi siano alternative terapeutiche.

Come si pratica

L’Eutanasia è, dal punto di vista prettamente tecnico, la rapida conclusione, con qualsiasi mezzo atto a provocare la morte in modo non doloroso, di un processo patologico a prognosi infausta accompagnato da sofferenze ritenute intollerabili. È, in sostanza, l’ultima iniezione che si effettua in un soggetto con patologia terminale la cui qualità di vita è irrimediabilmente compromessa. Essa ne causa un arresto respiratorio e/o cardiocircolatorio, dopo aver indotto sullo stesso animale un Anestesia Generale. Quest’ultima ha un significato fondamentale, in quanto ha la funzione di portare il soggetto verso una condizione in cui abbia assenza di dolore e di coscienza. Ciò deve essere la “condicio sine qua non” per effettuare l’ultima iniezione, poiché solamente dopo aver raggiunto una adeguata profondità anestesiologica si ha la garanzia che non si causi ulteriore sofferenza nell’animale.

Conclusioni

Praticare, quindi, l’eutanasia non deve essere l’esaudimento della richiesta del proprietario, ma una decisione che è conseguenza di un’attenta valutazione da parte del Veterinario delle condizioni di salute e soprattutto della prognosi del soggetto. Allorquando vi siano speranze terapeutiche o la possibilità di attuare un piano terapeutico in un soggetto terminale tale da garantirgli un’adeguata qualità della vita, l’eutanasia non deve essere assolutamente presa in considerazione, altrimenti si potrebbe rischiare di alterarne il principio ed il significato, trasformando questa pratica d’elezione in una immorale e squallida iniezione letale.


Bibliografia

1. G.B. Ascone, E. Lauricella: Dizionario Medico-UTET

2. S. J. Ettinger, E. C. Feldman, “Trattato di Clinica Medica Veterinaria”, Seconda Edizione Italiana sulla

Quinta Americana, Ed. Antonio Delfino,